Una serata coi fratelli Impastato: IL MARE A CAVALLO / Spettacolo teatrale dedicato alla madre di Peppino e Giovanni Impastato

giovedì 15 marzo 2018 - 21:00

IL MARE A CAVALLO

Uno spettacolo dedicato a Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato.
Nella serata al Teatro Altrove sarà presente il fratello Giovanni Impastato.

testo di  Manlio Marinelli
Regia di Luca Bollero
con Antonella Delli Gatti

Sinossi
«Il mare a cavallo» dà voce a Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato, dilaniato da una bomba sulla ferrovia Trapani-Palermo il 9 maggio del 1978. Peppino è stato ucciso dalla mafia che fin da subito cerca di depistare le indagini con l’accusa di terrorismo. Felicia non si dà pace, rifiuta la regola del silenzio che la vuole chiusa nel suo dolore e rompe con la famiglia del marito, sceglie di stare con i “compagni” di Peppino e si costituisce parte civile al processo per vedere riconosciuta l’innocenza del figlio e la colpevolezza dei suoi carnefici.
Lo spettacolo prende avvio dai funerali di Felicia: dalla sua bara, mentre si svolgono le esequie, la donna guarda i suoi compaesani e racconta nuovamente la sua vicenda, ora con passione, ora con un distacco che giunge quasi all’ironia. In scena Felicia si rivolge direttamente a noi, ma rivive anche i momenti salienti della sua storia: così il pubblico entra in contatto anche con altri personaggi che gli permettono di prendere viva coscienza di una storia di quarant’anni fa che parla al pubblico di oggi. Mafia, omertà, politica, famiglia, lo spettacolo tocca tutti i temi che ritornano con prepotenza nella vita civile odierna del nostro paese. (Antonella Delli Gatti)

La drammaturgia de Il mare a cavallo
L’idea principale che muove la scrittura de Il mare a cavallo è la consapevolezza che un’operazione teatrale non può e non deve avere come solo intento quello di informare su un fatto o su un argomento. Per quanto questo testo affronti un tema ed una storia dai fortissimi connotati politici e civili, e per quanto non cerchi mai di abdicare a questa evidenza, non ho mai perso di vista un’altra deflagrante evidenza: il compito del teatro è mettere in contatto, tessere una relazione efficace, tra tutti i partecipanti all’evento scenico. Si tratta, cioè, di unire, attraverso la condivisione di emozioni, le esistenze che sono in scena con quelle che sono in platea.
È chiaro che in questo caso mi sono trovato a maneggiare una materia delicata in quanto i personaggi in scena sono anche persone che sono realmente vissute nel nostro recente passato e alcune delle quali sono ancora in vita. Dunque è stato necessario approcciarsi a esse con cura e rispetto, partendo da documenti di prima mano (interviste, atti giudiziari) ma nella consapevolezza che tutto questo doveva diventare teatro, cioè non una fotografia della realtà, ma una realtà alternativa, che per sua natura distorce la realtà, fa commerciare il vero con il falso.
In questa misura è da leggersi anche la scelta linguistica e della struttura del testo: la lingua è infatti una rivisitazione del palermitano che vuole offrire all’attrice una materia fonica e concreta su cui costruire la propria partitura sonora, sfuggendo alla falsità posticcia dell’italiano medio senza con questo ricadere nell’altrettanto improbabile realismo linguistico che è spesso castrante per il lavoro vocale dell’attore. A questo si aggiunge la volontà di scrivere un assolo per attrice che non è un monologo ma un polilogo, in quanto in scena non c’è una sola voce recitante, ma una fuga di diverse voci che si inseguono e che concorrono a tessere, davanti al pubblico, i fili di una vicenda la cui tragicità è esaltata proprio dal conflitto dei diversi punti di vista.
Queste ipotesi di scrittura sono state fin da subito condivise tra me, l’attrice e il regista, il che ci ha consentito un lavoro orizzontale, in pieno accordo sia nelle premesse sia nello sviluppo, nel passaggio cioè dalla scrittura drammaturgica a quella scenica: nessuna sovrapposizione verticale ma la costante e continua condivisione responsabile che ha avuto come unico fine l’unità dei diversi elementi che costituiscono lo spettacolo. (Manlio Marinelli)

La regia
«Il mare a cavallo» è popolato di personaggi, sospesi tra la realtà e il simbolo, che hanno lasciato profonde cicatrici nella vita della signora Felicia. Il lavoro con Antonella è partito da queste cicatrici, ci siamo chiesti come tradurle in azioni e in immagini che restituissero allo spettatore l’emozione che noi abbiamo ricevuto leggendo il testo.
Il lavoro su Felicia è stato più intimo, volto a costruire una precisa partitura di intenzioni che permettesse di avvicinarsi sempre di più –insieme al pubblico- al suo segreto, alla sua forza interiore. Come “spettatore privilegiato”, mentre Antonella cercava dentro di sé la verità soggettiva di Felicia, ho cercato di aiutarla a trovarne l’oggettività nella rappresentazione artistica.
I lunghi tempi di produzione ci hanno permesso di soffermarci sulle scelte attoriali e registiche senza ripiegare sul già noto e sui trucchi del mestiere, continuando a scoprire ad ogni rilettura le profondità del testo e mirando a un’essenzialità che rispettasse e rispecchiasse la determinazione della signora Felicia, la sua lotta per la verità.
(Luca Bollero)

promo spettacolo
https://www.youtube.com/watch?v=JShR-waToP0

 

Biografia di Antonella Delli Gatti
Antonella Delli Gatti, nasce a Melfi (PZ) l’11/04/1966, si diploma nel 1994 come attrice alla Scuola d’Arte Drammatica Teatranza Artedrama e prosegue la formazione all’interno del corso di Perfezionamento Internazionale École des Maîtres. Frequenta diversi stage di approfondimento sull’arte dell’attore con Pierre Byland, Abani Biswas (Compagnia Milon Mela), Eugenio Allegri, Petru Vutcarau, Cristina Castrillo (Teatro delle Radici), Maria Maglietta, Doriana Crema, Rui Frati, Duccio Bellugi Vannuccini (Thèatre du Soleil) è allieva di Nhandan Chirco, Przemek Wassilkowski, Luca Bollero, attori del Workcenter di Jerzy Grotowski. Frequenta il Master di 1° livello di Teatro Sociale di Comunità presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino.
Lavora come attrice in diversi spettacoli tra cui: «Tamerlano» tratto da C. Marlowe diretto da Domenico Castaldo, menzione speciale al Premio Scenario 1996/97, «Woyzeck» di Buchner diretto da Giancarlo Cobelli produzione Teatro Stabile di Torino in collaborazione con il CSS Udine, «La Commedia della Pazzia» regia di Mauro Piombo – presentato al Festival d’Avignone, «L’excès -L’usine» di Leslie Kaplan diretto da Nicole Yanni (Théâtre du Petit Matin, Marsiglia), «Il processo di Kafka» regia di Andrea Battistini, «Lèonce et Lèna» di Buchner regia di Enrico Fasella, «La mirabolante milionesima notte di Aladino» scritto e diretto da Domenico Castaldo in collaborazione con Nhandan Chirco, Branco Popovic, Luca Bollero, «Pari & Di-Spari – Teatro-Forum», regia Irene Zagrebelsky in collaborazione con il Théâtre de l’Opprimé di Parigi e Associazione Tedacà, presentato a Biennale Democazia. Collabora con l’Università degli studi di Torino come coordinatrice del «Capodanno Caravan. Artists on the Road» a Torino, progetto europeo di Teatro Sociale e di Comunità, vincitore del progetto culturale europeo di EACEA.
Nel 2013 fonda l’associazione culturale di promozione sociale TeatroContesto.

Biografia di Luca Bollero
Luca Bollero (Ivrea, 1968) si è formato al Workcenter di Jerzy Grotowski, Pontedera, dove ha lavorato come performer dal 1989 al 1995, approdandovi in seguito ai laboratori teatrali di Claudio Montagna e alle prime esperienze di attore, nella Compagnia dello Zodiaco e nel teatro di ricerca, con Lucia Falco.
Dal 1996 al 2002 ha lavorato come attore con Luciano Nattino, Federico Mazzi, Antonio Catalano, Annalisa D’Amato, François Kahn e come regista con Teatro Kontrast («Chroma»), Roberta Biagiarelli («Storia di amore e alberi»), Silvia Lorenzo («La Büra») e ha messo in scena una personale rielaborazione dell’operetta «Münchausen!» di Francesco Niccolini.
Come formatore ha diretto il laboratorio teatrale della Casa Circondariale di Ivrea (1998- 2001) e ha collaborato con il CTB di Brescia e con Teatranza Artedrama di Torino. È laureato in Storia del Teatro all’Università di Pisa e con la tesi sulle maschere della Baìo di Sampeyre ha coniugato gli studi antropologici con le esperienze teatrali.
Nei periodi di lontananza dal teatro ha realizzato studi di attore su Pavese, Dostoevskij, Uspenskij e Brecht in ambito strettamente privato, volti ad approfondire la propria ricerca pratica sul lavoro dell’attore, inteso come tecnica individuale non obbligatoriamente finalizzata allo spettacolo.

Biografia di Manlio Marinelli
Manlio Marinelli (Borgomanero, 1973) vive tra Torino e Palermo. Dalla stagione 1999- 2000 collabora con il Teatro Libero di Palermo, stabile d’innovazione della Sicilia, in qualità di drammaturgo e consulente letterario. Con Teatro Libero ha messo in scena per la regia di Lia Chiappara «Alkestis» (2001, seconda edizione 2013), «Attori in fuga» (2002, seconda edizione 2012), «Aiace/Sofocle» (2015) e ha curato la drammaturgia di «Nella giungla della città» di Brecht (2013). Nel 2004 ha vinto il Premio Alessandro Fersen con il testo «Emilia» pubblicato nel secondo volume dell’antologia Premio Fersen, per l’editore Editoria e spettacolo. Emilia è stato rappresentato nell’ambito del Festival Internazionale della Drammaturgia Contemporanea Tramedautore, presso il teatro Out-Off di Milano, con la regia di Domenico Bravo (2005). Ha scritto e diretto lo spettacolo «La Maria Farrar» con Sara Alzetta prodotto, in prima edizione, dalla compagnia torinese Il Mutamento Zona Castalia (2010) e da Teatro Libero in ripresa (2011). Ha composto il libretto di due opere liriche da camera per bambini («Nel regno dei ragni» e «Jocò e la strega del tempo») per le musiche di Marco Cordiano, andate in scena al Teatro Valdocco di Torino per la regia di Roberta Faroldi, nell’ambito della rassegna Mikron.
Ha scritto diversi saggi e articoli apparsi in riviste accademiche e di settore, quali «Castello di Elsinore» e «Turin Dams Review». Dottore di ricerca in Discipline dello Spettacolo presso l’università di Torino, è allievo di Franco Perrelli.

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