Improland S3.E5 Quilibrì (Riaudo, Degani, Ayassot)

giovedì 15 febbraio 2018 - 21:00

Quinta session di jazz e improvvisazione a cura del Collettivo Improland per questa stagione 2017/18. Musicisti, illustratori e attori per una serata polimorfa basata esclusivamente sulle inclinazioni dei coinvolti. Gli ospiti questa volta sono i Quilibrì (Riaudo, Degani, Ayassot).

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Quilibrì
(Auand – Torino ITA)
poliritmie etno jazz

Claudio Riaudo: percussioni
Enrico Degani: chitarra acustica
Andrea Ayassot: sax soprano

info: Ricerca timbrica, poliritmia e contemporaneo
nelle “Note dei tempi” del progetto Quilibrì
Alla testa di un nuovo trio, il sassofonista Andrea Ayassot
ritorna in casa Auand con Enrico Degani (chitarra) e Claudio Riaudo (percussioni)
Potrebbe sembrare banale parlare di libertà nel disco di un trio di improvvisatori. Ma la libertà delle “Note dei tempi”, in uscita a Settembre per Auand Records, viene conquistata battuta dopo battuta: ogni composizione è saldamente ancorata a strutture ritmiche complesse e audaci che i musicisti trovano sempre un nuovo modo di sciogliere, restituendole all’essenza della loro musicalità. Se poi tutto ha la forma di un dialogo a tre che tocca tradizioni sonore lontane nel tempo e si diverte a plasmare i timbri, allora i significati di libertà finiscono per moltiplicarsi.
Dietro il suo nome fresco e duttile, il progetto Quilibrì mette insieme il sassofono soprano di Andrea Ayace Ayassot (firma di quasi tutti i brani), la chitarra di Enrico Degani e le percussioni di Claudio Riaudo. «Le composizioni – spiega Ayassot – sono sempre pensate come spazi all’interno di cui potersi muovere: sono strutture che indicano possibilità di ordine (ritmico e melodico), semplici ma poco abituali: in alternativa alle progressioni armoniche, le note seguono raga hindustani o combinazioni di intervalli. Ogni intervallo melodico, alla frequenza più bassa delle pulsazioni, appare nella sua poliritmia. Aiutano a individuare dei luoghi inauditi di consonanza».
È in questi luoghi inauditi di consonanza che i tre si ritrovano insieme a intessere un discorso imprevedibile ed effervescente, come in ‘Molla’ o in ‘Stilla d’Aponia’, o a costruire con pazienza una riflessione più stratificata, come in ‘Limpido Mistero’. Se nell’apertura del disco fa capolino anche un tributo squisitamente personale a Franco D’Andrea, le altre dieci tracce che lo completano sono una finestra spalancata sulla brillante inventiva di Ayassot, esploratore della forza comunicativa del soprano soprattutto quando lo strumento è al servizio dell’ensemble; sulla freschezza timbrica delle percussioni di Riaudo, capace di avvolgere figure ritmiche tortuose in una invitante confezione sonora; e sulle felicissime intuizioni di Degani, che allargano a dismisura il panorama di strade possibili per il trio.
“Ogni singolo suono in natura è costituito da una serie di frequenze che, quando corrisponde ai multipli interi della frequenza fondamentale, viene chiamata serie degli armonici. I suoni armonici combinati fra loro danno i rapporti di frequenza più semplici, ossia gli intervalli più consonanti. Nonostante le pulsazioni ritmiche abbiano una frequenza più bassa rispetto a quella dei suoni udibili (sono quindi un particolare tipo di ‘infrasuoni’), formano nelle poliritmie gli stessi rapporti numerici e la stessa gamma di intervalli che conosciamo studiando l’armonia e la melodia. Alcune chiavi ritmiche possono suggerire in modo semplice e neutro le poliritmie. Ognuna ha un colore musicale, così come accade con le diverse consonanze e dissonanze.” Andrea Ayassot

press: “Prima di “Note dei tempi”, con la sigla Quilibrì il leader della formazione Andrea Ayassot ha sfornato altri lavori molto interessanti, quali “Eco fato“ (Auand, 2009) e “Il drago è astratto” (El Gallo Rojo, 2011). Tutti portano titoli perlomeno surreali, in perfetta sintonia col carattere lunare, inafferrabile e non conformista di Ayassot, sassofonista ma soprattutto artista maiuscolo, che tra gli infiniti impegni (da titolare e non) vanta in primo luogo quello ultradecennale con Franco D’Andrea (quartetto, sestetto, ottetto), musicista di conclamato taglio universale che, nonostante l’indole educata, gentile e umanissima, esige dai partner un impegno tecnico e mentale oltre la norma; non fosse stato così, il pianista di Merano non sarebbe stimato in mezzo mondo, e non è un caso che in anni recenti sia stato votato “jazzista dell’anno” dalla critica francese. In “Note dei tempi”, l’intelligente Ayassot cambia tutto: riduce il quintetto a trio e inserisce due nuovi elementi, Enrico Degani (chitarra classica) e Claudio Riaudo (percussioni). Sgorgano situazioni multistilistiche, ora sospese e inafferrabili, ora dirette e verticali, figlie del piglio anarcoide dell’artista, a proprio agio con la musica contemporanea, con quella improvvisata e con quel jazz storico da cui ha introiettato il meglio, convertendolo poi in un verbo esclusivo. Questo virtuoso di sax soprano dall’elegante scrittura mette in luce idee molto chiare anche in una situazione “senza rete” come la presente, dai timidi appigli ritmico-armonici. Eppure, si esaltano ugualmente il senso dello swing, il lirismo, la circolarità delle strutture, l’aleatorietà e le ellissi degli assoli: si vedano Ballombroso, Granché, Indi, per non dire delle sbilenche architetture di Molla e della briosità di Embè.” Audio Review – Pavoni

audio: https://open.spotify.com/album/4I4e6rNZ3jpo5bWF9kpzWs
video: https://www.youtube.com/watch?v=aSFhba33UNA
video: https://www.youtube.com/channel/UCry-EdrKNwGTv4fVezZff-g

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